FUNZIONE: Ingrediente base

Cos’è

Il tè è una bevanda ricavata dalle foglie di Camellia sinensis. Una volta raccolte, le foglie di tè possono essere trattate in diversi modi, dando così origine a diverse varietà. Le più diffuse sono:

Tè Nero: è la varietà di tè più consumata in occidente e con la maggiore concentrazione di caffeina. Dopo la raccolta, le foglie di tè nero vengono essiccate, poi arrotolate su se stesse, nuovamente essiccate ed infine macerate. Questo processo porta all’ossidazione del tè, reazione che invece non avviene nel processo di lavorazione del tè verde.

Tè Verde: di origine cinese è consumato in diverse regioni asiatiche e solo recentemente ha trovato larga diffusione anche in Occidente. A differenza di quello nero, il tè verde non subisce alcuna ossidazione. A livello globale è la seconda varietà di tè più consumata dopo il tè nero.

Tè Oolong: tè semiossidato prodotto prevalentemente in Cina e a Taiwan. Le foglie vengono fatte appassire al sole, frantumate, trattate con il calore, arrotolate ed essiccate. In base al grado di ossidazione delle foglie, al tipo di manipolazione cui vengono sottoposte dopo il trattamento termico e alla tostatura finale che subiscono, si possono ottenere tè oolong con caratteristiche molto diverse.

Tè Bianco: varietà di tè parzialmente ossidato, coltivato e raccolto principalmente in Cina (in particolare nella provincia del Fujian) ed ottenuto dalle gemme o dalle prime foglie della Camellia sinensis: prima di essere leggermente lavorate, le foglie vengono lasciate essiccare alla luce naturale del sole, così da prevenirne l’ossidazione.

Pesi Produttori ed Esportazione

Globalmente vengono prodotte circa 2,5 milioni di tonnellate di tè l’anno (78% tè nero, 20% tè verde, 2% tè oolong). Coltivato in 30 paesi di tutto il mondo, i maggiori produttori di tè sono: Bangladesh, India, Cina, Sri Lanka (che è anche il maggior esportatore), Kenya, Tanzania. In Europa, viene coltivato principalmente nelle isole Azzorre, mentre in Italia l’unica coltivazione di tè è un impianto sperimentale di circa 1 000 m² situato presso la località Sant’Andrea di Compito (Lu).

Risvolti Sociali ed Ambientali

Oggi, circa il 90% del commercio occidentale è gestito da multinazionali (in India il 98% del mercato è di proprietà Lipton, Unilever) che, detenendo spesso anche la proprietà delle piantagioni, riescono, attraverso differenti politiche di acquisto, ad influenzare fortemente le fluttuazioni del prezzo. La definizione di quest’ultimo infatti avviene nelle aste del tè (la più grande è a Londra) in cui ogni agente vende il proprio tè al maggior offerente. Se a ciò si aggiunge che miscelazione e confezionamento, che costituiscono la parte più remunerativa dell’intero commercio (in Europa dal 30% al 50% del prezzo) vengono fatte nel paese compratore e non in quello produttore, ne consegue un sempre crescente abbassamento del prezzo con cui il tè viene comprato al paese produttore e, quindi, un sempre crescente innalzamento dei guadagni da parte di chi ne gestisce il commercio. Detenendo il più alto potere d’acquisto, le multinazionali detengono, di fatto, anche il controllo del mercato. In concreto lo sfruttamento dei braccianti e dei contadini passa attraverso orari lavorativi estenuanti e stipendi da fame: benché in alcuni paesi, come l’India, esistano leggi atte a garantire un salario minimo, non essendoci alcun controllo in merito, esse non vengono nella maggior pare dei casi applicate. I diretti sfruttatori di contadini e braccianti sono proprietari terrieri e commercianti locali, a loro volta vittime della speculazione internazionale dominata dalle multinazionali che, imponendo i loro prezzi, strangolano gli altri attori della catena commerciale.

Così come avviene per cacao e caffè, inoltre, altri gravi problemi nella coltivazione di tè sono il frequente sfruttamento di lavoro minorile, e l’enorme quantità di pesticidi inquinanti utilizzati, estremamente dannosi per ambiente lavoratori e, in parte, per i consumatori finali.

L’alternativa

Il Commercio Equo e Solidale rimane dunque tra le migliori alternative utili a garantire, oltre ad un salario adeguato, anche condizioni lavorative dignitose: i prodotti vengono acquistati dalle centrali di importazione (ONLUS) che garantiscono prezzi equi (decisi dagli stessi produttori in base ai costi reali di produzione), capaci di assicurare un reddito adeguato ed un sovrappiù per lo sviluppo di programmi sociali autogestiti (asili, strutture sanitarie, ecc.). La centrale di importazione “Commercio Alternativo”, ad esempio, paga ai produttori 6 dollari per ogni chilo di tè rispetto ai 2,64 del mercato borsistico internazionale.