meal kit

I meal kit, ovvero il cibo che arriva a casa con tanto di ricetta e pronto per essere cucinato, sta vivendo un momento di grande popolarità negli Stati Uniti, ma il mercato non è così roseo come potrebbe sembrare

Si chiamano meal kit e sono cassette di ingredienti alimentari spedite direttamente a casa con tanto di ricetta per preparare piatti da ristorante.  Si sfoglia una ricetta tra quelle presentate sul sito, si indicano eventuali intolleranze o preferenze alimentari, per evitare la comparsa di ingredienti non graditi, e si attende l’arrivo del corriere che porterà a casa tutto il necessario: una scatola contenente prodotti accuratamente pesati, imballati (in alcuni casi pre-lavorati) e pronti per essere trasformati in pochi minuti in piatti ideati da chef più o meno conosciuti.

Un settore apparentemente in espansione

Nate nel 2012 le app che offrono i kit di cibo da assemblare in casa si sono moltiplicate negli Stati Uniti andando ad affollare un settore che secondo gli analisti è in costante crescita e promette di raggiungere per il 2016 un volume di vendite da 1,5 miliardi di dollari.
Da Blue Apron, leader nel settore con otto milioni di kit consegnati ogni mese a Plated passando per Home Chef e Hello Fresh, le società dei meal kit offrono ricette per gusti e tasche differenti e puntano ad attirare le simpatie di chi negli Stati Uniti ha deciso di porre maggiore attenzione alla qualità del cibo senza però dover spendere di più o dedicare eccessivo tempo ai fornelli.

Conoscendo il target, c’è chi, tra le giovani app del cibo a casa, mette l’accento sulla genuinità degli ingredienti: Blue Apron, ad esempio, che sul proprio sito ha un’apposita pagina con i profili e i contatti dei produttori. C’è invece chi punta di più sulla qualità delle ricette offerte e sul curriculum degli chef che le hanno ideate. Ma se in queste app cercate le tracce di un modello diverso nel concepire l’agricoltura o l’alimentazione non potrete fare altro che rimanere delusi.

Prezzi concorrenziali

Il tratto comune nelle società dei meal kit sembra proprio quello di voler battere la concorrenza e allargarsi nel mercato offrendo prezzi il più possibile contenuti (su Blue Apron si parte da una cena a 8,75 dollari) e costi il più possibile ridotti. Un modello di business che deve considerare non solo la concorrenza interna delle altre società del settore, ma anche quella dei settori paralleli e in primo luogo quello dei supermercati.

Per avere prezzi concorrenziali e tenere lontani i clienti dalle offerte dei supermercati i costi di pre-lavorazione degli alimenti, quelli del packaging e poi le spese di spedizione devono essere ridotte all’osso.

Una clientela poco fidelizzata

Secondo l’analisi di Mother Jones, rivista che dal cibo all’educazione si dedica ad una lettura alternativa della società americana, l’economia dei meal kit services non è così rosea come si vorrebbe far credere. Citando i risultati di uno studio di meal kitmercato del 2016 Mother Jones rivela che solo la metà dei consumatori di Blue Apron ad esempio resta fedele al servizio dopo la prima settimana e solo il 10 per cento continua ad utilizzare la app dopo le prime sei settimane.

I clienti non restano insomma fedeli e molte volte usano le app solo per sfruttare le offerte del momento (3 pasti gratis dopo la prima ordinazione per citare quella di Blue Apron).

Per restare competitivi sul mercato le società dei meal kit devono perciò comprimere i costi a cominciare da quelli dei lavoratori, spesso affidandosi ad agenzie interinali. Non è un caso, scrive la rivista, se negli ultimi tempi siano emerse diverse segnalazioni e lamentele da parte dei lavoratori delle meal kit, che denunciano condizioni di impiego non stabili e standard di sicurezza non adeguati in diverse città statunitensi.

Per battere la concorrenza c’è chi  si affida ai grandi nomi, come la neonata Chef’d che ha recentemente siglato un accordo con il New York Times (Il gruppo editoriale ci mette le ricette e gli chef, l’app fa il resto). Ma il futuro delle società del kit, secondo alcuni, è quello di essere inglobate in economie e società ancora più grandi.
Giganti come Amazon, che già da tempo ha il suo servizio per la consegna a domicilio di prodotti freschi o grandi catene di distribuzione alimentare.

Articolo a cura di Echis – incroci di suoni

commenti (0 )

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>