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MINDFUL EATING: LA CONSAPEVOLEZZA A TAVOLA

Si parla sempre più spesso di “consapevolezza”. La Mindfulness offre la possibilità di vivere la propria esperienza, qualunque essa sia, con piena attenzione, al momento presente ( qui e ora), senza critica o giudizio, ma attraverso l’osservazione. Semplice? Sì. Facile? Non proprio, per lo meno all’inizio. La Mindful Eating è una trasposizione di questi concetti sul piano alimentare.

Il principio di base è che l’osservazione porta alla consapevolezza, che è conoscenza di se stessi. Perché è così importate? Perché è quando conosciamo che abbiamo la possibilità di scegliere, e scegliendo possiamo raggiungere la libertà. Per libertà si intende quella da condizionamenti interni ed esterni, ma soprattutto i più difficili da rintracciare in noi, i condizionamenti automatici di cui non percepiamo l’esistenza.

Staccare il pilota automatico è possibile e bellissimo.

Esistono molti tipi di fame. Per quanto il risultato finale sia quello di introdurre cibo all’interno della nostra bocca, i motivi e i percorsi per i quali arriviamo a questa azione sono molto diversi.

Il mindful eating parte dal presupposto che un concetto semplice come il mangiare solo quando si ha fame può diventare complicato da gestire se non sappiamo riconoscere chiaramente la fame.

ALCUNI ESEMPI

Ci sarà capitato di “mangiare con gli occhi”, cioè farci tentare da un impiattamento particolarmente allettante o da una torta che ricorda tanto quelle dei cartoni animati, con creme colorate e ciliegine… il fatto di mangiare o meno quella pietanza, non è frutto della fame, ma dell’attrazione che proviamo a livello visivo.

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Oppure, dopo aver fatto un’abbondante colazione, uscire per una passeggiata e trovarsi di fronte alla vetrina di un panificio dal quale arriva un delizioso odore di pane caldo. Che siamo sazi o meno, il nostro olfatto sarà tentato da un richiamo irresistibile. Il naso infatti ha la capacità immediata di farci rievocare ricordi e connessioni a momenti felici, quando ad esempio da bambini la nonna ci comprava il pane e nella passeggiata verso casa condividevamo il pezzetto strappato con le mani. Quel profumo non accende necessariamente la fame, ma il dolce ricordo di un’esperienza rassicurante e tenera.

Se invece da piccoli venivamo regolarmente premiati con un cioccolatino per ogni buon risultato ottenuto, o al contrario privati del cibo per i nostri piccoli insuccessi o capricci ( il classico: “ fila a letto senza cena!”) è più probabile che in momenti emotivamente impegnativi, ricorreremo al cibo come consolazione o punizione.

Sono concetti semplificati, ovviamente, ma senza entrare nel merito di traumi e patologie che sono necessariamente da affrontare con l’ausilio di personale qualificato ( medici, psicologi, ecc…), probabilmente avremo tutti acquistato un dolcetto in una giornata storta, tanto per consolarci un po’. Siamo stati (quasi) tutti Bridget Jones che gira per casa con il barattolo di gelato in mano , avvolta in una coperta, che piange su una delusione d’amore…

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RALLENTARE

Il modo migliore per allenare la presenza consapevole è affidarsi ai cinque sensi. Attraverso dei brevi allenamenti si può via via aumentare la propria percezione dei reali bisogni senza il filtro di condizionamenti interni ed esterni.

Innanzitutto, bisogna trovare il giusto tempo e la calma per dedicarsi ad un pasto. Vietato mangiare in piedi o alla scrivania dell’ufficio con gli occhi rivolti ai documenti sul tavolo. Spegnere la tv e lo smartphone. Soprattutto all’inizio non è necessario che la mindful eating sia rivolta all’intero pasto e a tutti i pasti. Anche una singola pietanza o bevanda può andare benissimo. Anzi, l’esercizio che vorrei proporre per iniziare riguarda un piccolo spuntino.

MINDFUL EATING: UN ESERCIZIO

Trova un momento e un luogo tranquilli. Siediti comodamente, ma mantieni un contegno tale che possa favorire la pratica. Schiena, collo, testa allineati. Socchiudi gli occhi per qualche istante, ascolta solo il tuo respiro che entra ed esce dalle tue narici e giù fino all’addome. Percepisci ogni inspirazione ed espirazione. Poi afferra un frutto davanti a te. Può essere uno di quelli che preferisci mangiare abitualmente, oppure uno che solitamente non sceglieresti, che conosci poco o per niente. Percepisci i movimenti che compiono la tua mano, il tuo braccio e il tuo busto per raggiungere il frutto. Poniamo ad esempio che si tratti di una mela. Quale sensazione tattile provi nell’afferrarla? È liscia? Fresca? Compatta? La buccia presenta qualche asperità? Respira e concentrati solo sul tatto. Ora avvicinala agli occhi ed esaminala rigirandola in tutte le direzioni. Di che colore è? È uniforme o presenta sfumature differenti? La buccia è lucida? Ci sono zone più opache? Nota ogni elemento che giunga ai tuoi occhi ed esaminalo con calma. Se mentre fai questa operazione percepisci che la tua mente divaga, che sopraggiungono altri pensieri o giudizi (“ Cosa sto facendo? “- “ mi sento ridicolo…”), non ti preoccupare: è del tutto normale! Nota questi pensieri e giudizi e con gentilezza riporta la tua attenzione all’osservazione della mela. Facendo attenzione ai movimenti che compi, porta la mela all’altezza del naso. Quali odori percepisci? Ti ricordano qualcosa?

Ti pare che dopo qualche istante il profumo sia cambiato, facendo emergere nuove note? Respira e concentrati solo sulle sensazioni olfattive.

Ricorda: se appaiono pensieri o giudizi, gentilmente lasciali andare e ritorna a ciò che stai facendo.

Ora avvicina il frutto alle labbra e percepisci le sensazioni tattili dell’esterno della bocca a contatto con la buccia. È fresca? Le labbra la sentono più o meno liscia della tua mano? Respira, poi dai un morso alla mela. Ascolta il suono che produci mordendola. Lascia che questo piccolo boccone rimanga qualche istante nella tua bocca prima di masticarlo. Quali sapori avverti subito? Quali dopo qualche momento? Che sensazione provi al contatto con la lingua e il palato? Rigirala in bocca e nota se cambia qualcosa. Poi, lentamente inizia a masticarla. Il sapore cambia? La sensazione dei pezzetti sempre più piccoli in bocca è differente rispetto a quella iniziale? prenditi qualche istante e continua a masticare. Se sopraggiungono pensieri e giudizi, gentilmente notali e ritorna alla pratica. Ora ti sentirai pronto ad inghiottire. Nota questa sensazione. Preparati consapevolmente al momento in cui questo cibo passerà dalla tua bocca attraverso la tua gola e fino allo stomaco.

Ripeti questo esercizio con diversi cibi o con lo stesso, per alcuni giorni e nota cosa cambia in te. Sii grato per il cibo che hai a disposizione e fai di ogni pasto un’esperienza a cui rivolgere attenzione e interesse.

Francesca Brigo

F U O C O e A C Q U A – S t u d i o O l i s t i c o a Padova
Professione disciplinata ai sensi della Legge 4/2013
Iscritta associazione di categoria SIAF Italia n° VE2841-OP