Terzo appuntamento con Filiere corte: esperienze di incontro tra chi produce e chi consuma. Dai mercatini autogestiti agli orti nelle scuole, Filiere corte raccoglie storie di persone che dedicano il loro tempo alla ricostruzione della filiera agro-alimentare, partendo dal basso, cioè dalla terra.

“La prima parola che ho imparato in italiano?” ragiona ad alta voce Alì, intervistato da una speaker di Radio Ghetto “Ma è facile: “pomodoro!“. E’ estate e Alì si trova a Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Tra le campagne di uno dei luoghi più importanti per la produzione di pomodoro, in una baraccopoli di cartone e lamiere, Alì di mattina è ingaggiato come bracciante per poche decine di euro, mentre il pomeriggio chiacchiera e scherza assieme agli animatori di Radio Ghetto, l’emittente improvvisata tra le baracche dell’accampamento ormai noto come Gran Ghetto. Alì è uno dei tantissimi migranti che ogni anno accorrono nelle campagne del sud Italia per lavorare ai raccolti: lavoratori stagionali, mal pagati, vittime del caporalato e per lo più impiegati a nero.
Per rispondere allo sfruttamento in atto nelle campagne, alcune piccole associazioni presenti da anni sul territorio pugliese si sono unite nel progetto SfruttaZero, nato dopo la positiva esperienza di Solidaria di Bari che insieme ai migranti produce la salsa Netzanet, la cosiddetta “salsa etica”. Sfruttazero è un progetto trasversale che parte dalla riflessione sulla precarietà condivisa di migranti e giovani disoccupati, che adesso lavorano insieme per produrre generi alimentari che si contrappongono alla grande distribuzione organizzata. “È un progetto d’impresa che vuole dimostrare che si può interagire con l’economia locale tramite un progetto di qualità, sia dal punto di vista del prodotto che dell’impiego della manodopera, in territori tipicamente ad alto sfruttamento” ha spiegato Giulia, promotrice del Funky Tomato, tra i progetti autonomi dello SfruttaZero.
I pomodori in salsa di Sfruttazero godono di un’autocertificazione partecipata, che garantisce una produzione senza sfruttamento, alienazione, caporalato e utilizzo di prodotti chimici, “ma soprattutto” aggiungono i partecipanti di Sfruttazero “pensiamo che la creazione di questa filiera rappresenti la vera alternativa allo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse, sotto la spinta pressante degli interessi capitalistici“.
Quest’anno chi compra una bottiglia di passata Sfruttazero2016 partecipa anche al sostenimento di una cassa di mutuo soccorso, un fondo che ha l’obiettivo di affiancare i percorsi di autodeterminazione dei migranti, attraverso l’acquisizione di beni e servizi da destinare ai braccianti.
Per maggiori informazioni: www.facebook.com/sfruttazero